Specie annualiPossiamo suddividere i Ciprinodontidi ovipari annuali in due grossi gruppi: quelli del continente Africano(Nothobranchidae) e quelli del Sud America (Rivulidae). Nella zona meridionale del Messico é diffusa una specie probabilmente annuale Millerichthys robustus, di cui sfortunatamente non si ha la certezza di un suo ciclo riproduttivo. Questi pesci chiamati “annuali” depongono nel fondo fangoso di stagni o corpi d’acqua temporanei(principalmente nella savana o ai margini delle foreste) dove le uova, protette dalla disidratazione da un“involucro” (corion) dallo spessore molto ampio e da un particolare tipo di sviluppo embrionale, schiuderanno durante la stagione delle piogge. I pesci appena nati cresceranno in modo estremamente rapido; alcune specie impiegheranno solo 3 settimane per diventare adulti ed iniziare a riprodursi prima che la “pozza” (aree di esondazione, zone paludose, acquitrini ,stagni, canali ma anche fiumi e laghi) dove vivono, si cominci a riasciugare. Questo carattere ciclico dell’essiccamento dei biotopi è più a meno accentuato e lungo a seconda dei biotopi; si passa dalle bassissime precipitazioni (quindi periodi secchi molto lunghi…anche anni in alcune zone!) del sud dello Zimbabwe (area di diffusione di Nothobranchius furzeri), della fascia sub-sahariana (area di diffusione di N.virgatus, N.nubaensis,..) e del nord est del Brasile (area di diffusione dei Cynolebias) a quelle molto umide dell’area costiera dell’Africa occidentale (area di diffusione di Fundulopanchax ), del Pantanal matogrossense (area di diffusione di Plesiolebias) e l’area costiera che va da nord di Rio deJaneiro e poco a sud di Soa Paolo e della zona costiera della Tanzania (area di diffusione di N.albimarginatus, N.annectens, N.eggersi,…) dove invece le precipitazioni sono molto più frequenti ed abbondanti (e la stagione secca non si protrae che per alcuni mesi!). Di solito i parametri dell’acqua da utilizzarsi per la riproduzione non sono particolarmente rilevanti. In natura l’acqua dove vivono gli annuali in Sud America si presenta normalmente molto tenera (50-200 microS/cm) con pH leggermente acido (pH 6.5) a parte quelli nella zona nord-orientale del Brasile che come in Africa si presentano con un pH attorno alla neutralità o leggermente alcalini. Eccezione fatta per i biotopi di Mata Atlantica ( foreste costiere vicino a Rio de Janeiro e Sao Paulo) e i biotopi dell’Africa occidentale (Guinea, Sierra Leone ,Liberia , Niger, Nigeria, Togo, Senegal, Costa d’Avorio, Ghana, Benin, Cameroon, Gabon) dove l’acqua è normalmente molto acida.
Se si tratta di poche coppie di piccoli Nothobranchius o piccoli annuali sudamericani può bastare una vaschetta da 20 litri, mentre se si vuole riprodurre pesci come Megalebias o Cynolebias (o in misura minore grossi Nothobranchius come N. orthonotus, Callopanchax sp. e grossi Fundulopanchax) le dimensioni minime per una coppia sono di circa 50 litri (meglio ancora se da 100 per alcune specie). Questa vaschetta deve essere riempita con acqua di durezza e pH di valore medio (alcuni allevatori però aggiungono un cucchiaio da cucina colmo di sale ogni 10 litri d’acqua per le specie provenienti dall’Africa orientale) con un fondo di torba. Spesso è altrettanto utile una vasca senza fondo che presenta un contenitore ripieno di torba le cui dimensioni sono variabili a seconda delle specie da riprodurre. Gli allevatori esperti utilizzano indifferentemente scatole in plastica per alimenti da frigorifero nel cui coperchio è stato realizzato un foro, vasi da marmellata in vetro o bottiglie in plastica tagliate. E’ importante che la differenza di altezza tra la superficie della torba e il bordo del contenitore non sia elevata per ridurre al minimo la quantità di torba che va “persa” durante ogni atto riproduttivo. Questo accorgimento permette di utilizzare poca torba, concentrare le uova in una zona limitata ed evitare che si contamini il tutto con residui di mangime. Il maschio dominante inoltre rimarrà spesso all’interno del contenitore cercando di attirare le femmine; si evitano così i litigi con altri maschi privi di territorio o con femmine non pronte a deporre. L’altezza dello strato di torba varia a seconda del pesce che vogliamo riprodurre: Nothobranchius, Pronothobranchius e Fundulosoma ed alcune specie sudamericane (Plesiolebias, Spectrolebias, Pituna, Leptolebias, Campellolebias, Maratecoara) richiedono circa 5-10 mm; i rappresentanti del genere Callopanchax e Fundulopanchax si riproducono sempre in superficie, ma richiedono uno spazio con la torba piuttosto ampio per depositare in modo ottimale le uova. Per le specie più grandi e che depositano le uova più in profondità nel substrato come Pterolebias (Gnatolebias, Micromoema), ma anche Cynolebias (Simpsonichthys, Austrolebias) è necessario fornire contenitori per la torba proporzionali alle loro dimensioni. Per un piccolo Austro nigripinnis può bastare benissimo una bottiglia da 1.5 litri tagliata a 150-200 mm dalla base con uno strato di 30-40 mm di torba (un po’ più della lunghezza del pesce), ma per uno Pterolebias adulto lo strato deve essere di almeno 300 mm. Per non parlare dei grossi Cynolebias e Austrolebias che richiedono contenitori da alcuni litri colmi di torba. Come filtro si possono utilizzare dei semplici filtrini di spugna funzionanti ad aria. In vasca si possono inserire delle piante che non richiedono fondo (come ad esempio Najas, Anubias sp., Microsorum sp. o Taxiphillum sp.), dei semplici mop o altri materiali da “arredamento” (legni di torbiera, ……). In alternativa si può evitare l’uso del filtro e cambiare parzialmente o completamente l’acqua settimanalmente (anche giornalmente per le specie più grandi). La temperatura all’interno della vasca di riproduzione deve essere la più consona alle specie. Per le specie provenienti dall’Africa (Nothobranchius, Callopanchax e Fundulopanchax) la temperatura ottimale è circa 24°C così come per molte specie di Simpsonichthys provenienti dalla zona centrale del Brasile (Cerrado); al contrario Maratecoara sp. e Simpsonichthys costai (tanto per citarne alcuni) che provengono da aree vicino al Pantanal e per i Cynolebias e Simpsonichthys che vivono nella zona nord-orientale (Caatinga) richiedono temperature piuttosto alte intorno ai 27°C. Le specie provenienti dalla parte meridionale del Sud America (Sud del Brasile, Uruguay, Argentina) hanno una temperatura ottimale di riproduzione che si aggira intorno ai 18-20°C. Dopo una settimana di riproduzione circa (alcune specie sono sensibili alla torba sporca o comunque lasciata in vasca per più di alcuni giorni!!!), la torba con le uova viene raccolta, strizzata leggermente all’interno di un retino oppure un setaccio a maglie molto fini per togliere l’acqua in eccesso e messa in un sacchetto di plastica chiuso (alcuni allevatori consigliano di riempirlo con ¾ d’aria e chiuderlo anche se non è necessario; io li tengo aperti). Al momento della sua introduzione nel sacchetto, la torba deve avere circa l’umidità del tabacco da pipa; può essere quindi utile lasciarla qualche tempo (da alcune ore ad alcuni giorni sempre controllando che sono si secchi) in mezzo a quotidiani o carta assorbente da cucina. Le uova, che hanno un diametro che varia da 0.8 a oltre 2 mm (mediamente circa 1 mm) sono trasparenti ambrate e normalmente sono di semplice localizzazione (dopo poche ore diventano dure quando sono state tolte dall’acqua). Il tempo di incubazione delle uova va dalle 4 settimane ai 9 mesi (e più) a seconda delle specie e a seconda della temperatura e dell’umidità della torba. Le specie provenienti dalla zona costiera orientale dell’Africa e del Brasile (l’area di Rio di Janeiro e Sao Paulo) e le specie dell’Africa occidentale (non Callopanchax) richiedono normalmente tempi di incubazione brevi (5-8 settimane). Queste zone infatti rimangono più umide anche durante la stagione secca. La schiusa avviene aggiungendo sulla torba contenente le uova pronte ( riconoscibili dal completo sviluppo dell’iride dell’embrione, si vede l’iride dorato perfettamente formato) posta in un piccolo contenitore (i soliti contenitori in plastica da alcuni litri, bottiglie tagliate o vasi in vetro vanno più che bene) alcuni centimetri d’acqua (5-10) a 16-18°C circa. E’ consigliabile aggiungere acidi umici (o estratti di torba) all’acqua di schiusa come pure nebulizzare parte dell’acqua o aggiungere una pastiglia d’ossigeno. Sono consigliate per Nothobranchius e Annuali Sud Americani frequenti bagnature (ed asciugature) che possono essere attuate mensilmente dopo la prima schiusa (per potere avere avannotti dalle uova non ancora sviluppate alla prima schiusa). L’aggiunta di sale (un cucchiaino ogni 5-10 litri), peraltro assolutamente non necessaria, aiuta a combattere l’Oodinium (a cui i pesci dell’Africa orientale sono sensibili se mal tenuti) e allunga la sopravvivenza dei naupli d’Artemia, che sono stati forniti di norma come primo cibo (per alcune rare specie è necessario somministrare Parameci ed altri infusori per alcune settimane). Normalmente gli avannotti schiudono dopo 1-24 ore (a volte però le uova di alcune specie schiudono nell’arco di qualche giorno). Si deve cominciare immediatamente (appena gli avannotti saranno schiusi) l’alimentazione degli avannotti con naupli d’artemia. Normalmente bagno la torba di sera e alimento i piccoli la mattina successiva. Dopo alcuni giorni dalla schiusa gli avannotti possono essere spostati dal contenitore di schiusa in uno più grosso (5-10-20 litri) riempito con alcuni litri d’acqua. Nel contenitore possono essere aggiunti giornalmente altri litri d’acqua (poco alla volta). Quando il contenitore è pieno si può aggiungere anche un piccolo filtro funzionante ad aria. L’allevamento degli avannotti non presenta particolari problemi nel caso si mantenga una discreta qualità dell’acqua e un’alimentazione abbondante e frequente (ogni giorno più volte al giorno in modo tale che le pance dei piccoli siano sempre piene). I primi giorni si possono fornire naupli d’Artemia; successivamente vermi “grindal” (Enchitraeus sp.), Cyclops, Tubifex, larve di zanzara, Artemia adulta, Dafnia, lombrichi, piccoli pesci (questi ultimi due solo per le specie più grosse). Gli avvanotti crescono molto velocemente (soprattutto se si effettuano cambi parziali giornalieri) e a circa 1-2 mesi i primi pesci sono maturi sessualmente (dipende sempre dalla specie). Senza dover impazzire nella ricerca di alimenti vivi si possono utilizzare chironomus surgelati finemente sminuzzati. Per ottenere una buona produzione di uova, occorre separare i sessi durante lo sviluppo (o comunque dare molto spazio) e aspettare che i pesci siano grossi e robusti prima di iniziare a riprodurli. Se questo aspetto non viene preso in considerazione, le femmine spesso crescono molto meno dei maschi. Essendo pesci stagionali richiedono il giusto apporto di cibo per poter avere l’energia necessaria per produrre delle uova ottimali, si può riuscire ad allevarli anche con cibo di produzione industriale ma la cosa migliore sarebbe fornire surgelato se non del vivo. Meglio se sempre disponibile in vasca (date le dimensioni piuttosto ridotte del loro apparato digerente) altrimenti se si ha a disposizione solo del surgelato si devono effettuare somministrazioni più volte al giorno (se possibile) |

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